In un elegantissimo ristorante, discreto e soffuso, tutto ovattato, quella che agli architetti piace mettere nei locali di Milano, tanta ovatta ovattata, quei posti che entri e sono però un po' freddi, dove ti viene soltanto di guardarti attorno e hai paura di sfiorare ogni cosa, c'è un tavolo con otto persone che conosci poco, dove si riesce a conversare a malapena, perché ostacolati da enormi candelabri di cattivo gusto, e tutti guardano il cellulare ad un ritmo cadenzale.
Tra i commensali c'è una ragazza che è di Napoli, le mancano la pizza, i locali dove c'è casino, le persone che si toccano prima di parlarsi, si è vestita di scuro per dare meno nell'occhio di nero, e tutto ciò che pensa è che sta morendo di fame e vuole prendersi un primo anche se non fa figa Milanese e che è stanca e vorrebbe telefonare a sua mamma per sapere cosa ha cucinato, e invece sta lì ferma e attende che il cameriere venga a prendere l'ordine.
Nessuno a Milano ordina mai i primi, perché tutti vogliono dimagrire, tutti corrono o vanno in palestra, però lei si sta abbuffando di grissini, quelli sofisticati sottili, come spesso succede nei posti ovattati, ti portano i grissini e non il pane e vorresti ammazzarli per questo, d'altronde si ammazza per molto meno.
Dal fondo della sala ad un tratto si alza un uomo, un bell'uomo rettifico, sulla quarantina, giacca di ottimo taglio e camicia con cravatta lenta sul collo, tipica categoria di figo milanese insomma.
La parte femminile del tavolo si scambia uno sguardo complice, senza commentare perché non c'è la sufficiente confidenza, all'improvviso senza alcun motivo apparente, la traiettoria dell'uomo che mirava all'uscita, devia lateralmente, e si dirige verso il tavolo della ragazza napoletana....
Sta puntando me, è inevitabile, io voglio seppellirmi, non lo conosco e non so cosa vorrà dirmi, il quarantenne ben conservato.
Ora che è più vicino lo guardo meglio, sembra una specie protetta, quasi in via di estinzione, visto che i miei coetanei sono ormai consumati e danneggiati dall'amarezza sulla scelta di quale foto mettere su instagram.
il tizio in avvicinamento, inizia a sorridere io non ho tempo per scappare o sprofondare, quindi nervosamente prendo l'ennesimo grissino e mangio, perché non so che fare, metto il mio cervello sotto sforzo ed ogni emisfero è un tumulto di interrogarsi su questo tizio, e soprattutto si sta muovendo quello scomparto dedicato alla memoria dei parenti e conoscenti.
Dall'archivio non mi viene mostrato un identikit coerente a quel tizio che si sta avvicinando.
Tutto sto casino sta avvenendo in 10 secondi, lunghissimi, sembrava tanto vero?
I miei faldoni mentali sono ormai andati in grave disordine, le mie sinapsi sono ormai all'estremo quando lui si palesa davanti a me.
Si china, per dirmi una cosa (credo), in quell'attimo il ristorante si ferma, e l'ambiente ovattato ormai diventa un set di un film e così schiarisce queste parole:
"Ciao, è bello vederti ancora, Grazie per quella volta,mi sembra di non averti mai ringraziato e volevo farlo adesso, Grazie."
Inutile cercare di spiegare ai miei commensali, quasi sconosciuti anche a me chi fosse quello ancora più sconosciuto e soprattutto per cosa mi stesse ringraziando.
Il suo tono era così confidenziale da far pensare ad una certa intimità e malizia, e quindi suscitò molta ilarità tra i commensali del tavolo, quel venerdì sera.
Quella volta, pronunciato così come se fosse stato un evento unico e memorabile, pronunciata con toni così vellutati...
Non ho fatto niente per dissuadere i commensali del tavolo che pensavano si trattasse di un allusione sessuale, anzi sarebbe onestamente piaciuto anche a me ricordare quel dettaglio ma io non ricordavo assolutamente niente.
Se ci penso non ricordo quasi nulla di questi 5 anni a Milano, forse rare tracce, ombre informi che si affollano, e ho rimosso vagonate di vissuto, e probabilmente rimuoverò anche questo evento che qualcuno mi ricorderà: "Ti ricordi quella volta del signore brizzolato che mi ha detto grazie, e non ti sei mai ricordata per cosa, e né hai avuto il tempo di rispondere almeno un prego?"
Ancora oggi ci penso, non poteva dirmi: "Ciao come stai?"
e chiacchierare normalmente, forse mi sarei ricordata subito, potevamo fare quei discorsi imbarazzanti in cui la persona insiste e cerca di farsi ricordare in qualche modo, e avrebbe chiesto ancora di guardarlo e affermare che non poteva essere che non mi ricordassi di lui.
Allora mi sarei arresa, e avrei detto mi spiace non mi ricordo di te e lui avrebbe confessato tutto.
A quel signore che mi ha ringraziato per quella volta, qualsiasi cosa io abbia fatto vorrei che non leggesse mai questo racconto e che mi lasciasse in questo mistero che mi tormenta, ogni volta che ci penso mi immagino il modo in cui ci siamo conosciuti:
Nel vagone di un treno in un viaggio da Milano a Napoli; in una torrida notte d'amore o anche semitorrida va bene uguale; In una biblioteca esoterica al centro di Milano; In discoteca confusi dalla musica e dall'intrecciarsi dei corpi.
Io preferisco inventarle le cose e non ricordarle, perché forse a volte è meglio la fantasia che si accosta all'oblio piuttosto che il ricordo e soprattutto piuttosto che scoprire che ci siamo incontrati in un bar a Napoli, quando a lui gli era caduto il portafoglio a terra e io ero corsa per strada per riportarglielo.
sabato 18 giugno 2016
lunedì 6 giugno 2016
Mi stanno antipatiche le persone che non ricordano mai i sogni
Le coppie sono belle, ultimamente ne vedo molte per strada o forse me ne accorgo di più ora che non faccio parte di una coppia.
Sono belle sopratutto quelle fatte di persone annoiate che una guarda il telefono e l'altro il culo di una che passa, sono più che belle quelle che attraversano la strada e uno guarda a destra e l'altro a sinistra, oppure le coppie formate da due persone brutte che si baciano all'angolo della strada dopo che hanno mangiato un kebab, può darsi che abbiano ancora fame e baciandosi, boh cercano qualche pezzettino sparso di cibo. Sono belle poi le coppie che ingrassano insieme e non se ne fottono di niente perché tanto dicono lui mica ama la mia panza, lui ama la mia anima, alla
Modigliani.
Sono belle le coppie che appena sveglie fanno l'amore, e poi si riaddormentano e si svegliano ad ora di pranzo con una fame assurda.
Ma sono bellissime e spontanee anche quelle coppie in cui la ragazza nota che al suo fianco al suo risveglio si è formata una tenda da circo e allora scende e sveglia l'altra metà così, non sempre durante la settimana è fattibile ma il sabato o la domenica è quasi un imperativo.
Mi piacciono quelle coppie che si raccontano i sogni facendo colazione , il ragazzo non se li ricorda quasi mai e mentre inzuppa i biscotti, sbadiglia si tocca sotto perché anche lì c'è sempre bisogno del controllo che ci sia ancora, e in televisione c'è linea verde la tipa fissa la finestra cercando di ricordare il sogno, il ragazzo invece dice : "a volte non me li ricordo i sogni, me li dimentico al mattino ". Lei se lo ricorda bene ma Forse pensa che è meglio non dire niente.
La scena finisce che ognuno si fa un po' i cazzi suoi al computer proprio,ma va bene così.
Quando mi sveglio l mattina ho come sveglia un suono indefinito che quando mi sveglio mi deve sembrare sempre altro, tipo un canto di un uccello, il suono di una sirena, il tono della tua voce.
Poi riprendo tutta la mia routine che facevo prima con te ma adesso è senza di te e cerco di ricordare cosa ho sognato a volte lo scrivo perché odio dimenticare i sogni, e odio ancora di più quelli che non li ricordano mai, magari prima raccontandoteli li ricordavo meglio, ma non ero mai sincera del tutto; Mi piace romanzare lo sai.
Tutto questo discorso forse per dire che la vita da soli non è diversa da quella insieme ? No, la vita da soli è un po' triste o forse no, dipende da come sei.
Però ci pensi? A volte è bello immaginare che anche tu ti giri e non trovi nessuno, non fai colazione ed esci di casa e stai bene senza scrivermi buongiorno.
Come io ogni tanto la sera quando torno sono contenta di non scriverti buona notte.
Però stasera, buona notte veramente te lo dico perché me lo sento di dirtelo, quindi: buone notti (perché è un buono che vale per più notti).
giovedì 2 giugno 2016
Ho il trauma del cambio stagione
Il cambio stagione è il mio trauma, perché ad ogni vestito collego un ricordo.
Perché ad ogni maglietta ricordo un incontro, una data, perché ho la memoria autistica per le date.
Perché ad ogni incontro associo una persona.
Perché a quasi ogni persona associo te.
Ce l'ho fatta per oggi sono arrivata fino ai vestiti estivi, e fino a lì era tutto ok, poi però ho continuato a pensare ai momenti in cui me li toglievi, sopratutto quelli che hanno la cerniera dietro.
E niente più è stato tutto ok.
Secondo me il cambio stagione ci ricorda che le persone assomigliano ai rettili, anche noi ogni tanto abbiamo bisogno di cambiare pelle, non è assolutamente una cosa brutta e schifosa come potrebbe sembrare, certo non lasciamo niente a terra di irriconoscibile, non strisciamo finché non ci si leva tutta l'epidermide che abbiamo, ma il serpente cambia pelle per necessità, come noi ogni tanto vogliamo cambiare vita, persone un po' per necessità è un fatto ciclico.
Come il serpente cambio pelle anche io, lascio a terra tutto quello che avevo, me ne vado via strisciando silenziosa, senza dirti una parola.
Perché ad ogni maglietta ricordo un incontro, una data, perché ho la memoria autistica per le date.
Perché ad ogni incontro associo una persona.
Perché a quasi ogni persona associo te.
Ce l'ho fatta per oggi sono arrivata fino ai vestiti estivi, e fino a lì era tutto ok, poi però ho continuato a pensare ai momenti in cui me li toglievi, sopratutto quelli che hanno la cerniera dietro.
E niente più è stato tutto ok.
Secondo me il cambio stagione ci ricorda che le persone assomigliano ai rettili, anche noi ogni tanto abbiamo bisogno di cambiare pelle, non è assolutamente una cosa brutta e schifosa come potrebbe sembrare, certo non lasciamo niente a terra di irriconoscibile, non strisciamo finché non ci si leva tutta l'epidermide che abbiamo, ma il serpente cambia pelle per necessità, come noi ogni tanto vogliamo cambiare vita, persone un po' per necessità è un fatto ciclico.
Come il serpente cambio pelle anche io, lascio a terra tutto quello che avevo, me ne vado via strisciando silenziosa, senza dirti una parola.
domenica 22 maggio 2016
I bipolari lo sanno
Qualche sera, quando mi ritiro sfinita dalla palestra, assalita dai cingalesi con le loro rose che mi guardano con tenerezza e rassegnazione, consapevoli che non comprerò per me un fiore e che alle persone che camminano sole ad un certo orario per strada a Milano, tendenzialmente non fa piacere comprarsi cose da soli, soprattutto fiori recisi (scusate sto periodo eccessivamente lungo),
mi piace passare per la strada più lunga, non perché sia la più affollata ma perché mi piace il concetto di strada più lunga che nessuno vuole mai fare, e poi forse perché ormai ho questa curiosità di vedere se al solito locale ci sia la "donna anziana dal passato misterioso" una donna, appunto anziana che si porta molto bene però gli anni che ha e che cerca di essere il più giovanile possibile.
La vedi che si sforza a parlare con gli altri e che ha questo desiderio di essere vista come una donna mondana, che anche durante la settimana ha voglia di star seduta al tavolino ed essere offerta da bere da uomini più giovani di lei, fa battute, allusioni sessuali scherza ma soprattutto beve mostrando con nonchalance diamanti e rubini da cifre esorbitanti, che strabordano dalle dita affusolate o ormai consumate dal tempo.
Si vede davvero che è stata una bella donna, e che ormai i segni dell'età non la rendono più brutta o sgradevole, ma la caratterizzano a tal punto da poter far intravedere il suo vissuto o meglio di farmelo immaginare.
Io me la immagino immersa nei boschetti, in quelle ville del chianti, per il suo accento toscano, impegnata nelle sue giornate soltanto a riflettere su cosa dire di cucinare la sera alla domestica, aspettando suo marito e cimentandosi in qualche hobby tipo il decupage, ad attendere ancora i figli tornare da scuola leggendo libri, ricordandosi di quando era giovane e della eccessiva libertà che le avevano dato i genitori nel fare viaggi all'estero, Parigi, Londra, Madrid, e di quei ragazzi che aveva conosciuto, che aveva amato, avuto soltanto per una notte fisicamente e dimenticato e al fatto che si fosse immaginata una vita con loro, e sospirando sul suo divano sontuoso la lettura di quei romanzi le rimandava alle emozioni che aveva provato e che non avrebbe vissuto.
Ancora me la immagino che giocava a carte, con le altre parlando dei mariti e di eventuali relazioni parallele gestite da lei, in modo che non combaciassero con il marito di qualcuna seduta al tavolo.
Me la immagino nella sua vita spensierata dove aveva tutte quelle aspettative che a mano a mano sono diminuite fino ad essere azzerate, un po' con il matrimonio e con i due figli che difficilmente riesce a sentire e che se le va bener riesce a vedere due volte l'anno.
Ma a lei non importa perchè vuole essere mondana e l'unica gioia che ha è andare nei locali la sera e e alle feste e stare nei posti più mondani di lei, perchè era quello da giovane ed è a quel ricordo di lei che vuole rimanere aggrappata.
Nonostante il freddo pungente della scorsa sera
era vestita come ad agosto, rideva e chiacchierava con tutti, scattava selfie di qua e di là, a vederla sembrava la donna più felice del mondo.
Era frenetica, continuava a muovere gli occhi in cerca di qualcuno più famoso e che aveva meno voglia di tornare a casa di lei con cui attaccare bottone.
Qualche minuto dopo dopo averla osservata silenziosamente io andai via dopo aver assistito all'ennesimo siparietto e mentre ero ferma fuori casa mia a parlare, alla stazione dei taxi c'era lei la donna molto mondana.
Aveva la fronte appoggiata al finestrino, lo appannava con il fiato e poi ci passava le dita, non capivo bene cosa stesse disegnando forse ghirigori senza senso.
Lì c'era lo sguardo più infelice che abbia mai visto, disperato.
Eppure, nonostante tutta quell'infelicità, era come se dentro di lei qualcosa si fosse finalmente sganciata e l'avesse liberata da una morsa. Su quel taxi la vidi finalmente pura, reale.
Quella che forse pensava che in realtà il matrimonio era la vita che voleva e che rimpiangeva anziché tornare in un taxi da sola, che l'aspettare ogni giorno suo marito, fare finta di fare qualcosa in casa, guardare i bambini mangiare cose non cucinate da lei, e perdersi tra tremila racconti che evocavano la sua vita passata, non era davvero male.
Ad un misto della sua tristezza si affiancava anche un po' di incazzattura, odio, perché i ghirigori divennero sempre più frenetici e confusi, e l'espressione del suo viso cambiò celermente.
In una persona non avevo mai visto odio e felicità in così poco tempo vicini, mai una così fragile tenerezza e fastidio così saldamente uniti.
Alla stazione dei taxi infatti ho pensato:
L'autenticità è una bella rottura di coglioni.
mi piace passare per la strada più lunga, non perché sia la più affollata ma perché mi piace il concetto di strada più lunga che nessuno vuole mai fare, e poi forse perché ormai ho questa curiosità di vedere se al solito locale ci sia la "donna anziana dal passato misterioso" una donna, appunto anziana che si porta molto bene però gli anni che ha e che cerca di essere il più giovanile possibile.
La vedi che si sforza a parlare con gli altri e che ha questo desiderio di essere vista come una donna mondana, che anche durante la settimana ha voglia di star seduta al tavolino ed essere offerta da bere da uomini più giovani di lei, fa battute, allusioni sessuali scherza ma soprattutto beve mostrando con nonchalance diamanti e rubini da cifre esorbitanti, che strabordano dalle dita affusolate o ormai consumate dal tempo.
Si vede davvero che è stata una bella donna, e che ormai i segni dell'età non la rendono più brutta o sgradevole, ma la caratterizzano a tal punto da poter far intravedere il suo vissuto o meglio di farmelo immaginare.
Io me la immagino immersa nei boschetti, in quelle ville del chianti, per il suo accento toscano, impegnata nelle sue giornate soltanto a riflettere su cosa dire di cucinare la sera alla domestica, aspettando suo marito e cimentandosi in qualche hobby tipo il decupage, ad attendere ancora i figli tornare da scuola leggendo libri, ricordandosi di quando era giovane e della eccessiva libertà che le avevano dato i genitori nel fare viaggi all'estero, Parigi, Londra, Madrid, e di quei ragazzi che aveva conosciuto, che aveva amato, avuto soltanto per una notte fisicamente e dimenticato e al fatto che si fosse immaginata una vita con loro, e sospirando sul suo divano sontuoso la lettura di quei romanzi le rimandava alle emozioni che aveva provato e che non avrebbe vissuto.
Ancora me la immagino che giocava a carte, con le altre parlando dei mariti e di eventuali relazioni parallele gestite da lei, in modo che non combaciassero con il marito di qualcuna seduta al tavolo.
Me la immagino nella sua vita spensierata dove aveva tutte quelle aspettative che a mano a mano sono diminuite fino ad essere azzerate, un po' con il matrimonio e con i due figli che difficilmente riesce a sentire e che se le va bener riesce a vedere due volte l'anno.
Ma a lei non importa perchè vuole essere mondana e l'unica gioia che ha è andare nei locali la sera e e alle feste e stare nei posti più mondani di lei, perchè era quello da giovane ed è a quel ricordo di lei che vuole rimanere aggrappata.
Nonostante il freddo pungente della scorsa sera
era vestita come ad agosto, rideva e chiacchierava con tutti, scattava selfie di qua e di là, a vederla sembrava la donna più felice del mondo.
Era frenetica, continuava a muovere gli occhi in cerca di qualcuno più famoso e che aveva meno voglia di tornare a casa di lei con cui attaccare bottone.
Qualche minuto dopo dopo averla osservata silenziosamente io andai via dopo aver assistito all'ennesimo siparietto e mentre ero ferma fuori casa mia a parlare, alla stazione dei taxi c'era lei la donna molto mondana.
Aveva la fronte appoggiata al finestrino, lo appannava con il fiato e poi ci passava le dita, non capivo bene cosa stesse disegnando forse ghirigori senza senso.
Lì c'era lo sguardo più infelice che abbia mai visto, disperato.
Eppure, nonostante tutta quell'infelicità, era come se dentro di lei qualcosa si fosse finalmente sganciata e l'avesse liberata da una morsa. Su quel taxi la vidi finalmente pura, reale.
Quella che forse pensava che in realtà il matrimonio era la vita che voleva e che rimpiangeva anziché tornare in un taxi da sola, che l'aspettare ogni giorno suo marito, fare finta di fare qualcosa in casa, guardare i bambini mangiare cose non cucinate da lei, e perdersi tra tremila racconti che evocavano la sua vita passata, non era davvero male.
Ad un misto della sua tristezza si affiancava anche un po' di incazzattura, odio, perché i ghirigori divennero sempre più frenetici e confusi, e l'espressione del suo viso cambiò celermente.
In una persona non avevo mai visto odio e felicità in così poco tempo vicini, mai una così fragile tenerezza e fastidio così saldamente uniti.
Alla stazione dei taxi infatti ho pensato:
L'autenticità è una bella rottura di coglioni.
martedì 17 maggio 2016
I primi appuntamenti non si danno al cinema
In realtà i primi appuntamenti non dovrebbero esistere affatto.
C'è quel misto di incomprensione e di imbarazzo, di misto forzatura, c'è sempre un momento di distrazione in cui ti focalizzi più che sulle parole che vengono dette sui dettagli del viso della persona che non hai mai visto da vicino e che ti sta parlando e non riesci a seguire bene il discorso, e allora annuisci tantissimo, come a scuola quando eri avanti a tutto e non potevi farti i cazzi tuoi e quindi facevi finta di capire. Io pensavo:
è carina quella fossetta che gli si forma sul lato della bocca.
è carino il suo modo di posare la giacca sulla sedia
è poco carino che la cameriera venga a romperci le palle ogni due e tre chiedendo se vogliamo qualcos'altro.
sì, vorrei lui a casa mia, non per forza sul letto anche il divano va bene, mi basterebbe anche non sentirlo parlare ma vedere i suoi gesti, o che ride guardando a destra.
mi basterebbe vedere come si comporta nella sua quotidianità e non vederlo qui ingessato ed innaturale. Ecco perché i primi appuntamenti non mi piacciono.
Mi piacciono molto quei silenzi imbarazzanti in cui ognuno cerca disperatamente un argomento di cui parlare, ma capita inevitabilmente e allora in quell'attimo vorrei sempre sapere a cosa quella persona sta pensando.
Sono terribili invece secondo me quelli che si danno il primo appuntamento al cinema, e poi dopo escono e parlano del film, tristissimi, orrendi.
Si arriva al cinema con venti minuti di anticipo si comprano i pop corn e si mettono nelle quarte file, a me piacerebbe che il cinema fosse un po' vuoto, e che l'incontro se proprio dovesse esserci dovrebbe essere durante la settimana, un mercoledì, magari di pomeriggio senza essere né un pensionato né tanto meno un bambino.
Mi piacerebbe che ci fosse quel secondo momento di imbarazzo che non riguarda il silenzio ma lo sfiorarsi le mani sul bracciolo della poltrona, cosa fare cosa non fare?
Gliela sfioro leggermente oppure sposto la mano? se poi sposto la mano pensa che non gliela voglia toccare e sbaglierebbe, perché le sue mani affusolate sono molto belle.
Invece il mio secondo appuntamento è stato proprio in un cinema, ed è stato di sera, avevo sonno e mi sono quasi addormentata, si addormentata, ma probabilmente sarà stata la primavera perché si tende a dare la colpa alla primavera per tutto, qualcuno dice che sia dovuto al mio stato mentale alterato che sto attraversando una fase di cambiamento, mi risveglio soltanto di seguito ad una musica fortissima.
Impiego un po' a mettere a fuoco che il bellissimo ragazzo seduto vicino a me si è appena accorto che mi sono svegliata, allora sorride sornione dando un'altra sorsata alla coca cola tiepida che ha in mano.
ma non dice una parola.
ma lui può fare tutto, è indiscutibilmente una persona a cui non verrebbe mai voglia di addormentarsi in un cinema anche se non lo conosco per niente, forse pensa che io mi droghi o peggio che io sia una di quelle che si addormenta quando guardo i film.
Io però non mi giustifico perché sono troppo in imbarazzo.
Invece lui mi si avvicina e mi dice soltanto che quando dormo forse sono più bella e che cosa gli vuoi dire più.
I primi appuntamenti non dovrebbero mai essere dati al cinema, perché al cinema non si parla con la voce, ma si parla con i gesti.
i secondi invece si, perché c'è il buio giusto per darsi il primo bacio, il secondo e il terzo, c'è il tempo per perdersi il film, e i dialoghi, c'è tempo per ritrovarsi con il corpo con la persona con cui ci sei andato.
il cinema è bello quando si esce e tutti commentano il film, mentre noi non abbiamo capito un cazzo ma ci teniamo per mano, quando prima avevamo il timore di sfiorarcela.
è incredibile quanto non parlando si comunichi molto di più.
il corpo parla molto di più e non sa neanche mentire come quando si raccontano tante cazzate superflue davanti a due cocktail annacquati.
In tutto questo è da decidere se ci sarà un terzo appuntamento, e dove sarà, è un punto molto critico, perché solitamente il terzo appuntamento viene anche chiamato il decisivo, io però non chiamo le cose come li chiamano gli altri.
se hanno parlato la bocca, e le mani, la prossima volta parleranno gli occhi.
C'è quel misto di incomprensione e di imbarazzo, di misto forzatura, c'è sempre un momento di distrazione in cui ti focalizzi più che sulle parole che vengono dette sui dettagli del viso della persona che non hai mai visto da vicino e che ti sta parlando e non riesci a seguire bene il discorso, e allora annuisci tantissimo, come a scuola quando eri avanti a tutto e non potevi farti i cazzi tuoi e quindi facevi finta di capire. Io pensavo:
è carina quella fossetta che gli si forma sul lato della bocca.
è carino il suo modo di posare la giacca sulla sedia
è poco carino che la cameriera venga a romperci le palle ogni due e tre chiedendo se vogliamo qualcos'altro.
sì, vorrei lui a casa mia, non per forza sul letto anche il divano va bene, mi basterebbe anche non sentirlo parlare ma vedere i suoi gesti, o che ride guardando a destra.
mi basterebbe vedere come si comporta nella sua quotidianità e non vederlo qui ingessato ed innaturale. Ecco perché i primi appuntamenti non mi piacciono.
Mi piacciono molto quei silenzi imbarazzanti in cui ognuno cerca disperatamente un argomento di cui parlare, ma capita inevitabilmente e allora in quell'attimo vorrei sempre sapere a cosa quella persona sta pensando.
Sono terribili invece secondo me quelli che si danno il primo appuntamento al cinema, e poi dopo escono e parlano del film, tristissimi, orrendi.
Si arriva al cinema con venti minuti di anticipo si comprano i pop corn e si mettono nelle quarte file, a me piacerebbe che il cinema fosse un po' vuoto, e che l'incontro se proprio dovesse esserci dovrebbe essere durante la settimana, un mercoledì, magari di pomeriggio senza essere né un pensionato né tanto meno un bambino.
Mi piacerebbe che ci fosse quel secondo momento di imbarazzo che non riguarda il silenzio ma lo sfiorarsi le mani sul bracciolo della poltrona, cosa fare cosa non fare?
Gliela sfioro leggermente oppure sposto la mano? se poi sposto la mano pensa che non gliela voglia toccare e sbaglierebbe, perché le sue mani affusolate sono molto belle.
Invece il mio secondo appuntamento è stato proprio in un cinema, ed è stato di sera, avevo sonno e mi sono quasi addormentata, si addormentata, ma probabilmente sarà stata la primavera perché si tende a dare la colpa alla primavera per tutto, qualcuno dice che sia dovuto al mio stato mentale alterato che sto attraversando una fase di cambiamento, mi risveglio soltanto di seguito ad una musica fortissima.
Impiego un po' a mettere a fuoco che il bellissimo ragazzo seduto vicino a me si è appena accorto che mi sono svegliata, allora sorride sornione dando un'altra sorsata alla coca cola tiepida che ha in mano.
ma non dice una parola.
ma lui può fare tutto, è indiscutibilmente una persona a cui non verrebbe mai voglia di addormentarsi in un cinema anche se non lo conosco per niente, forse pensa che io mi droghi o peggio che io sia una di quelle che si addormenta quando guardo i film.
Io però non mi giustifico perché sono troppo in imbarazzo.
Invece lui mi si avvicina e mi dice soltanto che quando dormo forse sono più bella e che cosa gli vuoi dire più.
I primi appuntamenti non dovrebbero mai essere dati al cinema, perché al cinema non si parla con la voce, ma si parla con i gesti.
i secondi invece si, perché c'è il buio giusto per darsi il primo bacio, il secondo e il terzo, c'è il tempo per perdersi il film, e i dialoghi, c'è tempo per ritrovarsi con il corpo con la persona con cui ci sei andato.
il cinema è bello quando si esce e tutti commentano il film, mentre noi non abbiamo capito un cazzo ma ci teniamo per mano, quando prima avevamo il timore di sfiorarcela.
è incredibile quanto non parlando si comunichi molto di più.
il corpo parla molto di più e non sa neanche mentire come quando si raccontano tante cazzate superflue davanti a due cocktail annacquati.
In tutto questo è da decidere se ci sarà un terzo appuntamento, e dove sarà, è un punto molto critico, perché solitamente il terzo appuntamento viene anche chiamato il decisivo, io però non chiamo le cose come li chiamano gli altri.
se hanno parlato la bocca, e le mani, la prossima volta parleranno gli occhi.
mercoledì 23 dicembre 2015
Questione di fili
Lo crederesti che quel filo, ciò che lega ogni madre al figlio e dunque mi teneva legata a te e grazie al qualche tu potevi darmi tutto in realtà non si è mai spezzato? È incredibile lo so ma il nostro filo non si spezza, è diventato fine fine, finissimo, direi di nylon, anzi fluoro carbon, finissimo e con una elasticità che tende all'infinito, potrei andare in California, Milano, nella stanza vicino la tua ma quello rimane lì saldo,resistente, come tutte le tue critiche per cui io mi arrabbio sempre, come la tua forza che con gli anni mi hai trasmesso o con le tue passioni che per osmosi sono diventate anche le mie, possiamo vedere questo filo come un nostro scambio di parole, emozioni, paure che solo noi possiamo sentire. Puoi trovarci addirittura qualche nodo vicino, ma noi siamo resistenti, a prova di ogni pettine. È diventato così fine perché le distanze si sono dilatate e quindi è diventato così sottile quasi impercettibile ma noi sappiamo che c'è. È un'eccezionale questione fisica, di corpi che sono destinati a diversi posti e a diverse strade ma rimangono sempre legati, ma non soltanto i corpi, anche il cuore, testa e tanti altri organi. Eppure di spezzarsi proprio non ci pensa. Sai che ti dico? Tutt'al più li faremo fuori tutti: Gli inciampati sopra il nostro filo.
"Amore amore amore, è quello che so dire ma tu mi capirai"
La prima cosa bella, quella che sarai sempre tu, auguri Momo, il tuo estremo del filo.
lunedì 5 ottobre 2015
è un tipo
"Allora, Martina, come ti sembra lui? è bello?"- "Mah." risponde lei sfogliando l'intero album delle foto in cui è taggato su Facebook, "Lui è bello? Io direi un tipo".
Quindi poi nemmeno tanto bello e faccio un respiro di sollievo.
Però è uno di quei ragazzi di cui si dice: non so ha qualcosa, ha una faccia interessante, è un tipo.
Con questo è un tipo, ipotizziamo un sacco di qualità che rimangono ambigue, speciali che sono inafferrabili, eleganti. tutti insieme questi aggettivi dovrebbero essere per me bellezza ma nella sostanza è di più. Intanto ha fatto una vittima, pensavo. Perché lui è un tipo che fa molte vittime o almeno non tantissime ma quanto basta per creare un rapporto di inferiorità e dipendenza, perché almeno metà delle ragazze che abitano nel mio quartiere lo hanno frequentato. Io cercato sempre di mantenermi a debita distanza da lui, ma un pomeriggio per caso mi è capitato di parlarci per caso, ed eccoci qua. Ma io ho capito com'è lui, io sono stata scelta perché abbiamo un sentimento alla pari, una volta ho perfino avuto la sensazione che lui fosse stato la vittima anche se è stato un errore.
Lui mi sorrideva sempre e forse come per dirmi, no cara non preoccuparti tu non sei come loro, ti tratterò meglio, sei quella giusta, ma non si è mai la giusta per lui. Io ero comunque sempre molto attenta e in tensione, sapevo di essere diversa, a mano a mano mi sono rilassata, e poi dopo qualche mese un giorno ha smesso di cercarmi, aveva chiuso questa relazione che forse gli sembrava appunto troppo complessa per essere portata avanti ed ha detto che dovevamo farlo proprio perché ci amavamo (?).
"Ma come non capisci?" diceva lui, con gli occhi sgranati dallo stupore.
Io dicevo, abbassando la testa: sì, sì certo che capisco. Ma non avevo capito niente, ci soffrì anche parecchio, mi vergognavo di non capire affatto e facevo finta di capire.
Lui era riuscito a mettere molta ambiguità in questa separazione che io non avevo ancora capito bene se stavamo insieme oppure eravamo sul punto di tornarci. Lui era nel pieno delle sue facoltà mentali ed emotive, io invece ero la vittima. In pratica collezionare vittime è il suo lavoro.
Gli piaceva proprio mandare i messaggini, farsi invitare a cena a casa, gli piaceva fare lo splendido andarle a prendere in moto queste cose qua, fatta una certa dice che bisogna lasciarsi ma sente già tanta nostalgia. sono tutti gradi di difficoltà nelle sue settimane faticose di lavoro di seduzione.
Per quanto mi riguarda ne sto ancora uscendo, e allora per cercare conferma dalle mie amiche cerco di farmi sentire dire che in realtà è brutto, ma loro puntualmente mi rispondono che è un tipo.
L'altro giorno gli ho scritto un messaggio molto poco opportuno i cui gli ho detto, ho chiesto di te, se fossi bello o brutto, tutte mi rispondono che sei un tipo, quindi non atteggiarti.
ps: non riesco a smettere di pensarti.
Ogni tanto mi scrive che mi pensa e che ha nostalgia dei nostri pomeriggi insieme ma amarsi è qualcosa di concreto, gli rispondo in modo freddo e lui invece di essere "caldo" fa altrettanto. Non mi piace e non lo sopporto più, e voglio combatterlo.
"Non gli scriverò niente più" era come se lo stessi lasciando ma in realtà lui mi aveva già lasciato.
Lui mi ha scritto qualche settimana dopo, chiedendomi cosa facessi, e l'ho telefonato urlandogli che non avevo più bisogno di vederlo, e lui mi ha risposto con OK, scusami, ed ha attaccato.
Ogni tanto parliamo di lui al tavolo quando sono con le mie amiche che abitano nel mio stesso quartiere, e si crea una sorta di silenzio per qualche minuto, ci sentiamo tutte un po' complici in un mondo che non ci vuole e le ragazze che dicono di averci un feeling sono quelle che ci rimangono peggio. Ma forse se lo meritano anche.
Almeno noi sedute al tavolo stiamo bene, sopratutto quando qualcuna subentra nel discorso magari sentendo da un altro tavolo e inconsapevole del nostro dolore segreto, quando lo vede sbucare con la moto, senza casco, pronto per fuggire via in qualche altro quartiere, dice: certo che quel ragazzo... non so, è un tipo.
Quindi poi nemmeno tanto bello e faccio un respiro di sollievo.
Però è uno di quei ragazzi di cui si dice: non so ha qualcosa, ha una faccia interessante, è un tipo.
Con questo è un tipo, ipotizziamo un sacco di qualità che rimangono ambigue, speciali che sono inafferrabili, eleganti. tutti insieme questi aggettivi dovrebbero essere per me bellezza ma nella sostanza è di più. Intanto ha fatto una vittima, pensavo. Perché lui è un tipo che fa molte vittime o almeno non tantissime ma quanto basta per creare un rapporto di inferiorità e dipendenza, perché almeno metà delle ragazze che abitano nel mio quartiere lo hanno frequentato. Io cercato sempre di mantenermi a debita distanza da lui, ma un pomeriggio per caso mi è capitato di parlarci per caso, ed eccoci qua. Ma io ho capito com'è lui, io sono stata scelta perché abbiamo un sentimento alla pari, una volta ho perfino avuto la sensazione che lui fosse stato la vittima anche se è stato un errore.
Lui mi sorrideva sempre e forse come per dirmi, no cara non preoccuparti tu non sei come loro, ti tratterò meglio, sei quella giusta, ma non si è mai la giusta per lui. Io ero comunque sempre molto attenta e in tensione, sapevo di essere diversa, a mano a mano mi sono rilassata, e poi dopo qualche mese un giorno ha smesso di cercarmi, aveva chiuso questa relazione che forse gli sembrava appunto troppo complessa per essere portata avanti ed ha detto che dovevamo farlo proprio perché ci amavamo (?).
"Ma come non capisci?" diceva lui, con gli occhi sgranati dallo stupore.
Io dicevo, abbassando la testa: sì, sì certo che capisco. Ma non avevo capito niente, ci soffrì anche parecchio, mi vergognavo di non capire affatto e facevo finta di capire.
Lui era riuscito a mettere molta ambiguità in questa separazione che io non avevo ancora capito bene se stavamo insieme oppure eravamo sul punto di tornarci. Lui era nel pieno delle sue facoltà mentali ed emotive, io invece ero la vittima. In pratica collezionare vittime è il suo lavoro.
Gli piaceva proprio mandare i messaggini, farsi invitare a cena a casa, gli piaceva fare lo splendido andarle a prendere in moto queste cose qua, fatta una certa dice che bisogna lasciarsi ma sente già tanta nostalgia. sono tutti gradi di difficoltà nelle sue settimane faticose di lavoro di seduzione.
Per quanto mi riguarda ne sto ancora uscendo, e allora per cercare conferma dalle mie amiche cerco di farmi sentire dire che in realtà è brutto, ma loro puntualmente mi rispondono che è un tipo.
L'altro giorno gli ho scritto un messaggio molto poco opportuno i cui gli ho detto, ho chiesto di te, se fossi bello o brutto, tutte mi rispondono che sei un tipo, quindi non atteggiarti.
ps: non riesco a smettere di pensarti.
Ogni tanto mi scrive che mi pensa e che ha nostalgia dei nostri pomeriggi insieme ma amarsi è qualcosa di concreto, gli rispondo in modo freddo e lui invece di essere "caldo" fa altrettanto. Non mi piace e non lo sopporto più, e voglio combatterlo.
"Non gli scriverò niente più" era come se lo stessi lasciando ma in realtà lui mi aveva già lasciato.
Lui mi ha scritto qualche settimana dopo, chiedendomi cosa facessi, e l'ho telefonato urlandogli che non avevo più bisogno di vederlo, e lui mi ha risposto con OK, scusami, ed ha attaccato.
Ogni tanto parliamo di lui al tavolo quando sono con le mie amiche che abitano nel mio stesso quartiere, e si crea una sorta di silenzio per qualche minuto, ci sentiamo tutte un po' complici in un mondo che non ci vuole e le ragazze che dicono di averci un feeling sono quelle che ci rimangono peggio. Ma forse se lo meritano anche.
Almeno noi sedute al tavolo stiamo bene, sopratutto quando qualcuna subentra nel discorso magari sentendo da un altro tavolo e inconsapevole del nostro dolore segreto, quando lo vede sbucare con la moto, senza casco, pronto per fuggire via in qualche altro quartiere, dice: certo che quel ragazzo... non so, è un tipo.
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