venerdì 11 marzo 2022

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mercoledì 1 novembre 2017

Un uomo ed una donna si incontrano ogni sera e non si salutano mai

Da molte sere mi capita di assistere a questa scena:


un signore zoppo, anziano che fuma fuori al mio palazzo, incontra sempre una donna molto taciturna, riservata e magra che cerca di aprire il portone con la chiave sbagliata.

Il signore e la signora vivono in decorosa solitudine nello stesso palazzo in cui vivo anche io.

La casa della signora pecca per eccesso di ordine, la casa del signore per difetto. 

Si incontrano ogni sera mentre lui fuma, un incontro rapido e casuale ma non si salutano mai.

Ciascuno dei due ha pensato in viario modo alla presenza dell'altro nella reciproca vita, ma senza fantasticare; non fraintendete, non è così facile poichè nessuno dei due ha mai pensato che la conoscenza tanto casuale potrebbe diventare un dialogo più specifico tra i due; essi infatti non desiderano conoscersi né parlarsi davvero. 


Tuttavia il problema che ciascuno dei due pone all'altro non cessa di turbare in modo trascurabile ma costante, le loro vite.


Avete presente quando conoscete qualcuno, iniziate a frequentarlo, poi ad un certo punto decidete di comune accordo di non vedervi più  e dopo qualche mese le vostre vite continuano a scorrere come quella persona non fosse mai entrata nella vostra vita?


Loro avevano esattamente questa percezione, ad ogni loro incontro fugace. 

Ciascuno dei due pertanto, ha tentato di capire che cosa mai sia accaduto, come sia cominciata quella astratta frequentazione e che mai significhi, quella sensazione ad ogni incontro furtivo.


La signora ha pensato che ad ogni visione della sua sagoma avesse un'allucinazione, soffermandosi attentamente, in silenzio, ella in quelle volte riconosceva in ogni suo gesto: nella camminata nervosa e claudicante, nel movimento delle mani, per fino in una certa giacca, tracce di persone scomparse da tempo nella sua vita e irrecuperabili e care.

Quell'uomo è un luogo di incontro di tutte le persone che hanno fatto parte della sua vita. 

L'anziano zoppo, ha cercato di cambiare gli orari, itinerari, le abitudini per non incontrare più la signora taciturna, ciò allo scopo di interpretarne la presenza nella sua vita.


Ma gli sembra di soffrire ogni giorno in più che passa e non la vede, adesso che non può più guardarla, gli pare di aver capito di essere legato a quella signora da un legame minimo invisibile, qualcosa che collega i luoghi più appartati ed ignoranti della sua esistenza;

ella infatti rappresenta tutte le donne che non ha mai conosciuto, ma che avrebbe voluto incontrare, frequentare ed amare. 


Quel legame non è amore, ma qualcosa che sta tra la vergogna e la consapevolezza di qualcosa di perso e di mai più ritrovato.

Entrambi riconoscono quel legame e quel sentimento ad ogni incontro, lei lo chiama rimorso lui rimpianto. 

Ogni loro scambio di sguardi causale sarà sempre un incontro con il loro passato, fino a che non riusciranno un giorno a dimenticare tutto e finalmente a salutarsi. 


martedì 18 luglio 2017

Salva con nome

Dove se ne vanno i nomi con cui ci chiamavano gli altri?

Ad ogni età qualcuno ci ribattezza, ci rimette al mondo con il nome che ritenga ci possa appartenere.
Ci tiene per quel nome, fino a quando resta.
E mio nonno mi chiamava "picc'rè" con l'arguzia e delicatezza con cui solo gli uomini napoletani sanno pronunciarlo; mio fratello ualona, la mia amica Julie e mia madre, quello più imbarazzante ovviamente: passerina, per questo mio continuo saltellare tra giardino, orto e casa presumo.

 Lui, pure lui mi diceva chi ero cercando altrove, rispetto al mio nome. 
Scelse cinque  lettere, solo per me: 
due consonanti, tre vocali.
Ribattezzata nel modo in cui tutti gli innamorati si chiamano.
Il fatto è che poi, si cresce, si perde, si rovista fra le stagioni dell’armadio in cerca della maglia col fiore, del foulard, della gonna a vita alta, e ritrovo tutti i miei nomi: picc'rè, e Giulietta e Giuliè e di lui, di lui pensi, mentre scavi, chissà che fine avranno fatto quelle sue consonanti, le due vocali, dove sarà mai quella collanina con il mio nome che mi aveva regalato  ad un compleanno alla fine del quale litigammo ed il giorno dopo facemmo pace continuando a chiamarci con lo stesso nome.

Ma un giorno a caso, in un posto strano chiamato Milano, lui taglia la strada, spezza l’aria, uccide il rumore: lo vedi netto: "Giulia, sei tu?"

Quel modo in cui lo chiamavi, a malapena gli si riconosce addosso, tu stessa a stento lo riconosci. 
Sa dire solo Giulia adesso in un tono forte e chiaro nonché adulto.
Due consonanti, quattro vocali.
Nove anni, molte vite, pochissimi amori.

Bla bla e bla e bene grazie, hai ancora la collanina che ti regalai con il tuo nome?

E dove è finito il nome con cui mi chiamavi?
Sai quelle tue consonanti, le vocali, il tono in cui lo pronunciavi? Nulla più.

Solo Giulia, forte e chiaro da adesso in poi.

Che non c’è altro modo, nella vita,
se non di andare con il solo nome che abbiamo.

martedì 23 maggio 2017

I primi appuntamenti quando non sai che sono i primi appuntamenti

Sono da poco uscito da lavoro e sono arrivato in anticipo apposta per vederti arrivare;

noi due ci siamo conosciuti perché ci piace molto il cinema, spesso siamo andati soli e tu eri sempre due file avanti e ogni volta mi dava fastidio il fatto che avessi un ferma coda a disturbare la mia visuale.
Non eri solo che una testa con un ferma coda appariscente che mi infastidiva, non eri solo che una sagoma lontana e senza volto.
Poi a quella sagoma è stato dato un volto e un nome.
Questo è il nostro primo appuntamento e non ha importanza come ha avuto luogo ma esiste.
Sono io che ti aspetto e gusto l'umidore dell'aria è un tardo pomeriggio di martedì di maggio per tutti uguale agli altri passanti uguale agli altri giorni,tranne che per me che ti aspetto tra la gente, ornamenti dei miei pensieri ormai già da molti minuti.

Sono arrivato qui in anticipo per vederti con il fiatone arrivare di corsa, per vedere come ti sposti la gonna prima di raggiungermi, per vedere quell'immagine di te mentre sorridi e non sai dove guardare mentre ti avvicini.
Io non ti ho mai visto in compagnia di estranei, perché gli estranei siamo noi e non so bene cosa dirti, non so bene dove portarti dopo il cinema, non so mai cosa fare quando una ragazza mi piace molto.
Provo un sentimento misto tra viva forza e venerazione e poi rispetto e poi speranza che questo sentimento si tramuti in amore e fino ad ora non è mai successo.

In quel momento mi accorgo di essere avvolto dai sentimenti, e un lieve sudore provocato dall'angoscia e speranza mi impregna la fronte e penso che all'angolo tra porta Venezia e piazza Oberdan, ad un incrocio potrebbe nascere qualcosa di unico, che mi faccia finalmente emozionare e stare al mondo.

E quando ti vedrò arrivare, sarò troppo imbarazzato per baciarti, per fare tutto quello che vorrei fare. So di per certo che le tue effusioni basteranno per due, dopo non vedremo l'ora che quel film finisca, ci attenderà una casa vuota, la felicità ovvia e poi che altro ancora?

Forse il lento scorrere dei giorni, sperando di ricordarci di questi primi appuntamenti che adesso non sappiamo cosa diventeranno nel futuro.
Quando poi litigheremo ci ricorderemo di quei primi appuntamenti? Ci ricorderemo che era bello non conoscerci? Che era bello quel mistero?
O forse penseremo che poi tutto sarà prevedibile ed il prevedibile si sa che è l'arma prescelta della noia.

Si fa buio all'improvviso e le strade di Milano si illuminano tutte insieme, dai freddi neon seriali, il timer rispetta tutti i tempi, mentre tu invece no.
Si fa sera, e il tardo pomeriggio se n'è andato e tu non arrivi.

Sotto voce mi dico che non verrai, non lo so come mi sento, so solo che non ci vedremo più, mentre si avvicina una sconosciuta che mi chiede un'indicazione, le dico di seguirmi perché stiamo andando nella stessa direzione, le luci si spengono tutte all'improvviso, perché c'è stato un black out generale.


Era solo una ragazza, che aspettava un altro ragazzo che poi alla fine non è venuto.

è notte fonda, domani sarà l'alba, e l'ultimo mio messaggio inviato non sarà mai visualizzato da lei.

domenica 16 aprile 2017

Ho un amore che tocca terra

Questa mattina ho appeso il mio amore a prendere aria, sopra al tetto del mio condominio.
L'avevo lasciato in lavatrice per tanto tempo e allora lo sanno anche gli stolti e gli avari di cuore che un amore chiuso in lavatrice per tanto tempo converte il sano profumo di detergente in odore di stantio.
Mi sono quindi messa a stendere sul balcone, e mi ha stupito la sua dimensione. In lavatrice sembrava un tappetino; ho iniziato a raddoppiarlo, raddoppiarlo, finché non è parso sufficiente nemmeno lo spazio che porta dal balcone al piano terra.
Allora ti ho chiamato, per aiutarmi a stenderlo. Niente, ci abbiamo provato ma toccava comunque terra.
Tu hai annusato il mio amore, ti sei ritratto, la tua faccia è sembrata quella di un fazzoletto chiuso; ed hai detto: "Quanto tempo era che non gli davi aria?"
"Troppo, mi puoi aiutare sul serio?" E tu, non ci potevo credere, mi hai aiutato davvero.
Siamo saliti  insieme sul tetto, e continuava a toccare terra anche da lì, anche se lo abbiamo aperto da tutti e quattro i lati.
"Va bene, dai, mi vai bene anche così : anche se hai un amore che tocca terra" mi hai detto; 
Ho chiesto il permesso di lasciarlo lì finché non riprende profumo di pulito, siamo rientrati in casa ed il vento ha iniziato a soffiare forte.
Ora, mentre scrivo, lo guardo che sventola all'aria, e sono felice.
Ho un amore che tocca terra, forse ancora per poco da quando ti ho incontrato, da quando mi hai aiutato a stenderlo almeno e poi il vento semplicemente ha soffiato.
Alla fine sono così semplici le cose e chissà che il vento non lo faccia sollevare e magari poi volare via lontano, splendente in alto, quell'immenso groviglio di amore che adesso brilla di un niveo bianco lucente soltanto per te.

domenica 5 febbraio 2017

Quando ami una persona entra di nascosto nella sua camera da letto

Quando ami una persona, guardale le mani e studiale, toccale, sfiorane ogni linea sotto il palmo.
Osservane bene ogni dettaglio, vedi se c'è un segno di qualche ferro aggiustato, di qualche spina estratta, quella che ha fatto più male ed era così profonda, curala bene; sei tu la persona adatta.

Quando ami una persona, non importa quale forma abbia questo amore l'amore non prende forma come i ghiacci quando percepiscono il calore del sole; si sente il suo profumo si ode solo un sibilo, non ha nemmeno le parole, quelle invecchiano nei solai; non prende forma ma si conforma:
La pressione della pelle che si schiaccia, le labbra che si pressano, le mani che si tengono e sudano, lo scambio di liquidi.
Tienimela questa mano, che mi stai guardando, anche solo per attraversare la strada.
Tienimela perché non ci staccherà quando chiamerà più forte il suo sibilo che diventerà boato.

Quando ami una persona entra di nascosto nella sua camera da letto, studia gli atteggiamenti della luce, il pavimento; chissà quante volte ci avrai giocato da bambina e quante volte sei stata sgridata perché avevi sporcato quelle tende?
E quel Carillon che vedo lì, quanti sogni hai espresso guardando quella ballerina volteggiare sempre nello stesso senso, allo stesso ritmo e movimento?

Guarda tutti i suoi libri, anche quelli che dice di non aver letto.
Muovi poi, quel burattino appeso, tempo fa e lascialo ballare, così; sospeso.

Lei tornerà e vedrà quel filo che si muove, appena penserà al tempo che passa, i rami, il sonno e le lunghe discussioni, gli scalini, e le verranno in mente tutti i motivi per cui ti ama.
Quanta fame avevamo quella sera quando il fattorino di deliveroo non arrivava più?

Non ho mai saputo scrivere quel momento ineffabile nel quale apri la porta e sorridi; è in quel momento che sento la realizzazione del mio essere.

sabato 28 gennaio 2017

Con gli occhi delle madri

A Maria

Avrai il nome di Mia madre, ma anche i suoi occhi;
gli stessi che vegliavano su di me  in quelle notti dove mi raccontava le favole, dove vengono compiuti come in un rituale quei gesti con la grazia delle cose che hanno senso: rimboccare le coperte e assicurarsi che siano ben sotto il materasso, i baci sulla fronte dati piano per non svegliarmi, ma l'amore si sa quando è immenso si percepisce subito e ti sveglia, la porta chiusa a metà per fare entrare un po' di di luce.

Quando leggerai le favole ai tuoi bambini, so che citerai le stesse che ti raccontavo io, e saranno felici nell’essere illuminati dalla bellezza e dignità della tua luce, spiragli di riparo dalle tempeste.
Il nome di mia Madre voglio darti, e farò poi madre te, per non pensare agli anni della vita, che da te mi hanno separato.

La parola sarà il nostro congedo, nelle telefonate delle tue pause pranzo o nelle sere quando fai il dolce e non ti ricordi quale ingrediente va per primo, quelle parole di conforto quando ti sentirai sola ma sai che sola non sarai finché ti risponderò su skype.

La parola mamma che posa due volte sulle labbra, è il sigillo del nostro amore, eterno.


A Diana

Già ti vedo cacciatrice, nel nome porti una divinità, e ti muovi tra i boschi e come gli alberi hanno le radici attacchi i piedi alla vita.
Mi farai stare in pensiero la sera, mentre aspetto un tuo messaggio, una tua risposta alla chiamata.
La mattina presto ti preparerò l’arco, sperando tu non faccia troppe vittime, mentre mangi bevi e dormi.
Mi vivrai ovunque, nella testa, nelle braccia nella pancia, penserò di non averti mai lasciato andare, e tu poi un giorno incontrerai un ragazzo ed amerai, ospiterai chi ti è solo capitato, anche se avrai a lungo cacciato.
Io sarò quel tuo rifugio dove tornerai, la domenica ogni tanto, per ricordarti la banale bellezza dei piccoli gesti di amore disinteressato e forse scoprirai che poi io non ero così male, ed il nostro congedo sarà un lungo abbraccio, ed il mio odore che per tutto il resto del giorno addosso porterai.

A Rosa

Che forse non sarai, ma diverrai perché ti ho tanto immaginato; ecco, già vedo i tuoi capelli, che somigliano a dei boccioli del fiore che porta il tuo stesso nome, io associo ogni colore dei tuoi petali ad ogni mio sentimento. 
Riderai sempre a chi attende da te una risposta e le cercherai sempre da me, ad ogni mio sguardo.
Ti dono il corpo che sembrerà uno stelo e tutte le mie spine, per proteggerti meglio, però so che tu saprai risolverti.
Ti lascerò poi andare, con una carezza, un gesto tra i più banali tra una madre e una figlia, perché si sa, basta a se stessa.

lunedì 16 gennaio 2017

Poesia per te che esci presto di casa la mattina

Ho voglia di vederti:

un sabato mattina di gennaio mentre esci dal portone coprendoti con la sciarpa di tua madre. 
Ho voglia di vederti sorridere e piena di stupore, mentre camminando ti si impiglia per caso una foglia morta caduta da un frassino centenario. Vorrei poi seguirti di nascosto per vedere come ti muovi tra i banchi del mercato:
sembri una ballerina di carillon, sei agile e attenta tra  le bigotterie, stoffe e alimentari, e tra il banco della frutta e dei tappeti mi piacerebbe  incontrarti distrattamente, sfiorarti.

Eccoti, ti affacci in quel banco per prendere una mela e i proprietari colpiscono col bastone i teli per far crollare l'acqua, a quel punto ti gireresti e vedrei i tuoi capelli  coperti  di cristalli di rugiada, mi sembreresti una madonna contemporanea e ti comprerei ogni cosa che mi fa venire in mentre te.

Andremmo in un bar, per farti asciugare, e ti offrirei un tè,un caffè, e poi un pasticcino,  che sogno sarebbe contemplarti,mentre mangi e sorridi, e ti sporchi la bocca di zucchero a velo, sei una ragazza imbranata e questo lo sai quanto mi piace. Con l’ultimo morso, a quel punto  mi piacerebbe baciarti, ma solo per indicarti con la bocca il punto esatto in cui pulirti.

Ti porterei in un posto che io solo conosco e ti guarderei fin quando il giorno non sia spento, il buio metterebbe a fuoco il cielo,  e come in un cinema, attenderemmo l’oscurità affinché nell’oscurità qualcosa si crei e accada e alla luce dell'abat jour , non mi stancherei mai di studiare le piccole orme sul tuo viso con le dita e le pupille, mentre ti son dentro, giocando  coi tuoi primi ansimi.

Basterebbe soltanto il silenzio per parlarci, tanto già le conosciamo io e te, le grammatiche elementari dell'amore.

martedì 13 dicembre 2016

Lettera a uno sconosciuto

La sera torni a casa stanco e mi trovi in cucina a preparare la cena, posi la giacca frettolosamente facendola scivolare dall'attaccapanni, senti allora le mie urla provenire dalla cucina: "Posa bene la giacca".


Torni indietro, la sistemi e corri in cucina, coprendomi gli occhi, mi baci poi sul neo dietro al collo, sì, proprio quello il tuo preferito, poi mi giri e mi annusi e solo dopo aver strofinato con cura la tua guancia destra alla mia sinistra mi dici, così per farmi innervosire" Ed anche oggi non mi sei per nulla mancata".


Nelle sere d'estate usciamo sempre durante la settimana perché a Milano escono tutti e da fuori io e te sembriamo anche molto diversi: 
tu forte, tu determinato, sempre svelto a passo felpato, tu macchina da guerra.

Io distratta, io sognatrice, io con la testa altrove, il punto di contatto è la nostra sensibilità, la potente fragilità con cui stiamo nel mondo. 


E non posso che esserti grata, no? Se non ti avessi con me sarei dispersa in qualche galassia lontana, in balia di venti solari e sommersa tra le mie distrazioni e i miei pensieri, per fortuna ci sei tu che mi prendi per mano e mi riporti a casa, nelle sere in cui si beve troppo vino, per fortuna ci sei tu che metti in ordine nella stanza mi metti il pigiama al rovescio perché sai quanto odio sistemarlo di mattina e allora me lo ritrovo togliendolo, nel verso giusto e cerchi di farmi addormentare, raccontandomi quella storia della ragazza che decide di scegliere il mare alla terra che mi raccontava mia madre e ti ricordi di mettere la sveglia, si esatto le 07:14 non un minuto in più né uno in meno, sai quanto io odi la precisione dei gesti e degli orari, il 14 va benissimo.


La mattina sei la bomba che risveglia tutto il quartiere, sei il terremoto che scuote le faglie, sei l'infinita dolcezza della parola buona sussurrata con discrezione, assieme alla frase "il caffè è pronto".
Sei l'intimità sorprendente, sei quel sapone che lava via tutto, appena entri nella doccia e senti freddo, ti si scioglie nelle mie mani quando la tristezza preme e lavi via anche quella, la mia malinconia perenne, sei la destinazione di ogni parola buona detta prima di augurare buona giornata, amore mio.


E io? Beh, cosa potrei fare con uno come te?
Ti dedicherei una poesia al giorno, pensa che per emozionarmi mi basta guardarti mentre cambi canale, tu invece sei meno esplicito, le tue poesie non vengono scritte ma rivelate, parlano gli occhi quando ti commuovi guardando "love story", parlano le dita quando mi suoni Debussy al pianoforte, parlano le parole non pronunciate. 

Sei un uomo adulto, non hai più tempo per queste cose, sai quello che vuoi, io sono un'iniezione di letteratura imprevedibile, una ragazza perbene che ogni sera ti alleggerisce da ansie e paure. 


E le notti di inverno quando hai i piedi e le mani fredde, tremi e mostri un graffio sul cuore io sono lì che ascolto , ti riscaldo e curo.
Non mi troverai mai distratta come al solito, non mi troverai mai brutale, anche le macchine da guerra ogni tanto piangono e io sono pronta ad asciugare tutta quella bella ferraglia che porti addosso.  Te lo ricordi vero?
Il punto di contatto è un punto in cui tu riesci a riconoscerti in me, il nostro essere fragili soli ma tanto forti insieme. 


Sembriamo davvero perfetti insieme io e te.
Solo c'è un piccolo problema, che tu in questo momento non esisti ancora, ma è bello immaginarti e scriverti a mia volta parole immaginarie, da sognatrice quale sono, è bello fare dediche a persone che non esistono, sembrano senza senso, invece il senso cel'hanno e come:
Mi piace inventarti, e con stupore mi entusiasmerà scoprire, svoltato l'angolo tra via Scaldasole e Corso di porta ticinese, in un mattino, un po' freddo di aprile, di vedere quel cappotto, lo stesso che scivola dal mio attaccapanni ogni sera, di scorgere quel passo felpato, mi sembrerà di intravedere nella fessura tra un bottone e l'altro, quel tuo cuore un po' graffiato.
E credimi, sarà davvero una gioia immensa credere di averti finalmente trovato.

mercoledì 7 dicembre 2016

Quando i corvi incontrano le rondini

La notte in cui mi hai sedotto, camminavo in via Mascheroni, tra un castagno ed un pino dove ci sono le case delle persone benestanti a Milano e sapevo già che la luce della luna mi avrebbe impedito di dormire penetrando nelle fessure della mia serranda rotta, quella notte.

Tu eri appoggiato dietro ad un albero e rimanesti a guardarmi a lungo, io feci quell'espressione di quando so che qualcuno mi sta guardando, e dato che sono molto goffa quasi inciampai per l'emozione.
Mi sentì avvolgere, prendere dal tuo sguardo che sospese ogni mio pensiero ogni mia volontà di poterti sfuggire.
 La luna era in movimento quella notte alterava le sue relazioni con il cielo e con la terra, partecipava con la luce, fu la luce della luna a volerci unire in una domenica notte.
La luna vide tutto, e ci conobbe, seguì il nostro gesto, il nostro pensiero, inutile ingannarla. La luna si fa prendere perché fugge eternamente, l'amore fa come la luna fugge per essere preso.
Eppure l'amore ci prende sempre.

Mi è piaciuto spostarti i capelli, in modo che ti si vedessero bene quelle linee che hai vicino agli occhi, le chiamano volgarmente zampe di gallina, ma a te stanno benissimo, ti contornano lo sguardo, sembrano essere state delineate alla perfezione con temperino di un intarsiatore di mobili, le cornici per quelle mandorle scure, impenetrabili che nemmeno i raggi della luna riuscivano ad illuminare ma rimanevano fisse aspettando sotto la loro veglia che io mi addormentassi.

Anche l'amore non voluto ci prende e ci cambia, se l'abbiamo rifiutato ci vela gli occhi di rimpianto e ci dà quella tristezza quel qualcosa che ci manca. Se lo accettiamo ma non può esserci allora stiamo fermi e aspettiamo che ci invada.
"Avrei voluto conoscerti prima."
Mi hai detto socchiudendo un po' quelle mandorle nero pece.
"Io vorrei che non mi conoscessi mai invece, quando conosci le persone ti stanchi, vorrei rimanere per te la novità eterna, la fonte di ogni piccolo stupore, l'attimo di imprevedibilità sempre vivo nella tua quotidianità"
"Ma quindi potresti fuggire da un momento all'altro e non tornare mai?"

Chi riesce a fuggire senza essere preso, qualcosa ha perso.

"Ma tu sei così distante da me, e raggiungerti per come corri veloce sarebbe impossibile."

La notte non era ancora abbastanza lunga per noi, così decidemmo di allungarla ancora un po' rimanendo svegli fino all'alba o quasi.
Ed ecco così com'ero entrata di notte così uscivo di notte.

"Me ne vado perché ho paura di non trovarti, di arrivare e non vederti più qui, dove ti penso quando non sono con te.

Posso tornare solo di notte, lo sai, solo con la luna. Di giorno seguo altri viaggi, di giorno io e te non esistiamo, tu vivi la notte, Il giorno è il tuo nemico.

Il giorno mi porta tra le persone che mi conoscono, ed io non voglio conoscerti, il mio amore per te non prevede di essere conosciuto è destinato a rimanere ignoto a vita e non prevede assenze ma eterne piccole presenze.

Devo pensare che quando ti vedo so dove sei e cosa fai, devo sapere che esisti come ti ho lasciato, che nemmeno un movimento piccolo ti cambi e so che tu non sopporteresti questo.

Se non vorrai questo io sentirò sempre il tuo sguardo, quello che tutte le notti mentre camminavo mi accompagnava fino sopra a casa per lasciarmi addormentare.

Tu adesso dormi, io ti starò lontana.
Sognami, non era questo che facevi quando la notte mi guardavi correre ? non era sognarmi?
 Ebbene continua...
Se sogni baci e notti insonni passate insieme ad amarci, adesso sai che sono veri, perché il piacere non è l'istante: il piacere è ciò che proietta in avanti il tempo, diventando desiderio.






martedì 25 ottobre 2016

Poesia distratta per un'amica attenta


Sono tornate dalla guerra senza sapere di averla vinta o persa.

Hanno coperto le ferite con bracciali di stoffa, con tovaglioli di carta riciclabile e con parole d'affetto e conforto li hanno cuciti e poi hanno tracciato colori vivi sulla pelle, le hanno disinfettate ogni giorno la sera con le tisane e poi una volta rimarginate le hanno coperte con il fondotinta, affinché non si vedessero i segni lasciati, in modo che l'una non sapesse dov'era nascosto il dolore dell'altra.

Hanno costruito un amuleto in modo da proteggerle insieme, dietro un unico scudo fatto di seta, di parole e di risa, di vino rosso, di canzoni stonate e piscine comunali, e di sera davanti ad una tavola vuota, l'hanno riempita soltanto con i pensieri più ameni.

La mattina si sono svegliate con i passi svelti per il freddo sentito ai piedi, e sono uscite spinte da nuovi sentimenti, dalle buone intenzioni, per sentirsi al telefono, portarsi le caramelle, e volersi bene con nuove parole, per avere la faccia ogni giorno serena, come sempre in modo che le faccia più belle, al punto di non volerle sapere mai sole.





A Maria Sole

lunedì 17 ottobre 2016

Tutto su mia madre

Vorrei tornare nella tua casa,
sentire le gambe stanche di mare, tu che corri in cucina a preparare di fretta ed io che ti aiuto a mettere a posto la spesa.


Vorrei vederti addormentare sul divano, così sfinita di parole, dei pensieri del domani, con la tua pelle di carta, con le tue ciglia che si muovono lentamente come le piume, delicate.

La mattina vorrei svegliarmi col suono dei tuoi passi in corridoio, con la macchinetta del caffè che prepari e mi piacerebbe sentire la tua risata al telefono, un po' ovattata perché fai piano, per non svegliarmi.

Vorrei poi ascoltare qualche tuo rimpianto, qualche tua piccola memoria, che si confonde coi rumori delle stoviglie, che mi racconti di qualche cosa persa e poi trovata tra  un primo e un contorno per poi finire con il dolce a spizzicarci nei reciproci piatti.


E non me ne importa nulla di quel che accade nel mondo, di Milano, della sua frenesia, perché la quiete la trovo in un'intimità di una stanza, tra le parole che ci diciamo, tra quelle non dette e quelle che poi ci diremo con il silenzio.



So che in ogni viaggio, c'è sempre il nostro ritorno e siamo io e te, con la sabbia tra  le dita dei piedi,  perché siamo due bambine entrambe, ed ogni anno ci proviamo inutilmente, a trattenere quella nostra ultima estate.

martedì 4 ottobre 2016

Poesia che non leggi

Avrei preferito incontrarti
per caso
ad esempio domani, tra via Torino e Via Orefici, oppure al parco Sempione o nei luoghi che sono sempre nostri e riconoscerti tra i passanti.
Senza trasalire per la sorpresa, come quando ti aspettavo e mi venivi a prendere.
Incrociare il colore denso dei tuoi occhi che assomigliano ai ricci delle castagne, sono ancora così impenetrabili e sfuggenti come li ricordo?
E vorrei soltanto dirti 
con la banalità degli incontri 
non memorabili
Non siamo cambiati vero?
E ridendo perderci di nuovo
senza domande o appuntamenti,

avrei voluto crogiolarmi nell'idea pigra
di una causalità inerte
di una normalità docile
Inoffensiva.

Avremmo potuto rifare tutto questo,
se non avessi adesso gli occhi umidi,
e potessi scegliere davvero 
di incontrarti per caso domani,

sarebbe così bello
che vorrei
raccontartelo.

sabato 17 settembre 2016

L'ultima volta che la vidi

La prima volta che la vidi pensai che mi incuriosiva il modo in cui beveva.

Sembrava che non appoggiasse le labbra al bicchiere e chiudeva gli occhi, come se quello che stesse bevendo fosse stato a lungo agognato o come se avesse appena fatto una corsa estenuante.
Mi incuriosii perché era lo stesso modo in cui beveva mia madre, poco prima che la mattina prima di uscire presto mi accompagnava a scuola, prendeva frettolosamente una spremuta chiudendo gli occhi e subito correva verso la porta aspetto che arrivassi con lo zaino in spalle.
Forse per questo mi sentii subito incondizionatamente legato a quella persona che conoscevo da non appena dieci minuti.

Nadine, non aveva detto il suo nome ma Susanna poco prima di venire all'appuntamento mi aveva detto che avrebbe portato la sua nuova collega e che si chiamava Nadine.

Avevo appuntamento con Susanna, non con Nadine e in altre circostanze la presenza di un'estranea mi avrebbe infastidito, soprattutto perché  mi dava il nervoso pensare che gli altri vedessero che io avessi mantenuto un rapporto di amicizia con la mia ex, perché di solito succede così quando non c'è stato amore, e gli altri vi guardano come se provassero compassione e tenerezza per qualcosa che credevamo di aver provato ma che non c'era mai stato e forse era vero che non ci eravamo mai amati e probabilmente anche Nadine pensava lo stesso, ma la vidi come un'intrusa semplice e deliziosa.

Passeggiammo a lungo nel cimitero Monumentale di Milano, lei sembrava essere affascinata dalle tombe, mi indicava i loculi e diceva: " Lo vedi, ogni loculo è diverso dall'altro, lì si è accumulata della polvere , lì invece no, ci sono delle piccole crepe mentre in quell'affianco nessuna, lì ci sono dei fiori che stanno appassendo quegli altri invece vicino sono appena stati comprati e messi lì, è facile essere affascinati dalla  morte quando non se se n'è ancora subita nessuna."

Le tombe mi davano un senso di solennità e di protezione, ed era molto simile alla sensazione che avevo io guardandola, mentre cercava i posti dove erano sepolte persone celebri.
Ipotizzavo una futura relazione con lei e  non avevo quel senso di paura e di soffocamento che mi assaliva ogni volta, mi sentivo emozionato e invaso da una nuova sensazione che non avevo mai provato prima.

Andammo a casa sua e le pareti erano prive di quadri, o di qualsiasi distrazioni, erano bianche e gli armadi erano quasi vuoti, non c'era nessuna foto appesa al muro né tanto meno quelle tendine odiose colorate nulla che potesse sembrare superfluo, soltanto libri sugli scaffali, antichissimi.
Volevo che ci fossimo solo io e lei in quella stanza, avrei voluto sentirla per ora raccontare degli aneddoti sulla sua infanzia o sulla sua vita per cercare ancora delle similitudini con la mia, per convincermi maggiormente di quanto fosse perfetta per me e di quanto fossimo inevitabilmente destinati.

Per la prima volta avevo conosciuto una persona del sesso opposto adatta a me, e lo avevo capito anche dal luogo in cui viveva, capii anche che le mie abitudini frugali e il mio stile di vita monacale non solo le sarebbero parsi incomprensibili ma si sarebbero adattati perfettamente al suo modo di essere.

Nei giorni e nelle notti a seguire iniziai a sognarla, immaginavo tutte le sensazioni che la sua vicinanza avrebbe creato in me, e ciò mi creava un insolito batticuore.
Non riuscivo a spiegarmi come potevo dormire affianco alla mia fidanzata immaginando lei, fare l'amore con lei ed avere d'avanti l'espressione di Nadine  tra i cuscini e le lenzuola, sembravo sotto una specie di incantesimo.
 Al mattino mi svegliavo e pensavo di preparare il caffè per lei e di giorno il suo viso spigoloso ma così rassicurante  continuava a balenarmi davanti, come una costante di cui sapevo che non avrei potuto fare a meno.
 Poco prima di addormentarmi mi chiedevo cosa stesse facendo e mi faceva sorridere pensarla in quella stanza spoglia, tra i suoi libri antichi a scartabellare antichi manoscritti, mentre si aggiustava gli occhiali incurante della stanchezza e del sonno incombenti.

Riuscì a rubare il suo numero dalla rubrica di Susanna, e allora la telefonai, e sentire la sua voce mi infuse quiete ma anche un grande senso di impotenza.

Durante la breve telefonata riuscì a mantenere un tono leggero, in modo che lei non potesse percepire  l'enorme senso di estasi che provocava in me l'azione del semplice parlarle.
Non riuscì a dirle di vederci, ma le dissi semplicemente che mi aveva fatto piacere conoscerla e speravo mi capisse e  che ricambiasse
Lei sembrava incuriosita ma rimase in quell'atteggiamento di superiorità e freddezza che non faceva altro che muovere  ancora di più il desiderio di incontrarla.
Allora la sera decisi di scriverle una lettera:

"Nadine,  ti scrivo per dirti che un giorno vorrò di nuovo parlarti, oppure mi basterà tacere davanti a te . Sarà per me una gioia  aprire un finestra e vedere dietro i tuoi occhi, anche se breve, quell'incontro domenica scorsa, ha provocato in me la voglia di camminarci dentro, di conoscerne a memoria i pigmenti e il loro variare a seconda delle stagioni, di saperci leggere tutto ciò che vedi e di prevedere quello che penserai.
Ti ringrazio ancora per essere venuta lì quel pomeriggio per non aver scelto di restare a casa a guardare la tua serie tv preferita, di non andare al centro commerciale o al supermercato, ti ringrazio perché sei venuta con Susanna all'appuntamento e per essere stata quella che sei,  per la giusta distanza del tuo calore, perché so che è lo stesso che hai percepito vicino a me. Perché ti chiami Nadine che significa speranza, ed è quella che hai portato inconsapevolmente nella mia vita"

Alle speranze ci si può credere oppure no, si può scegliere ma nessuno può fare niente di fronte all'evidenza.
Le promesse, le illusioni e le speranze sono affari umani e ci rendono imperfetti, quel giorno mi arresi all'evidenza di essermi innamorato e lo ero in un modo incompatibile con le mezze misure, forse lo percepii con improvvisa chiarezza quel pomeriggio mentre la guardavo o mentre camminavo da solo, sulla strada del ritorno e pensai a tutte le volte che l'avevo conosciuta prima di incontrarla finalmente in quel caffè.
Il suo modo di bere mi risultava così familiare, i suoi occhi il modo in cui guardava tutto ciò che la circondava, persino le sue caviglie così sottili che sembravano che ad ogni passo potessero cedere sembravano che mi ricordassero qualcosa di lontano, di già vissuto e dimenticato, era come se l'avessi conosciuta in un altro mondo, in un altro tempo ed è forse la sensazione più comune che provano quelli che si innamorano.

La amo in un modo che non mi lascia alternative, a tutti è successo almeno una volta, ma a me non era ancora accaduto.
Prendo atto di questo amore o la perderò per il resto dei miei giorni, perché non può esistere un compromesso.

La rienventerò con altri volti, con altri nomi per non pensare di aver peso l'unica persona al mondo che mi tenesse vivo persino dentro un cimitero,  per non rendermi conto di aver trovato la cosa che evitavo da più di trent'anni della mia vita: la sensazione che mi importasse per la prima volta di qualcuno che non ero io.
Nel caso in cui lei non mi amasse penserò in eterno alla felicità e quella speranza che mi aveva dato in quell'istante, anche solo standomi nei pressi.





sabato 3 settembre 2016

Una cosa semplice

Alberta voleva essere un maschio, i due fratelli di  quattro e sei anni più grandi, Giovanni e Mattia, le avevano sempre fatto credere che poteva, volendo.

-Basta che ti tagli i capelli corti come noi e fai la lotta. Basta che ti metti sempre la maglietta, felpa e pantaloni.-Cosa che del resto accadeva.
 Alberta non aveva mai avuto niente di suo solo vestiti e scarpe dei fratelli. Dormiva nel letto a castello sotto Giovanni.
Lei di notte guardava il materasso e pensava mille modi per poter spodestare il fratello dal letto superiore.

A scuola c'era questo problema: I suoi compagni di classe fino alla prima elementare l'avevamo individuata come femmina. In terza elementare le era stato assegnato un posto di banco vicino a Raffaella, che aveva l'elastico con le ciliegie a fermare le due code ai lati della testa e copriva con la mano i numeri quando dovevano essere inseriti nel diagramma di Venn.
A ricreazione lei voleva giocare con i maschi ma loro non la accettavano nei giochi perché era femmina. Le femmine neppure, sembrava un maschio, dopo meno di due mesi si era chiusa nella sala delle caldaie a casa.

"Quel giorno ero disperata, non volevo tornare in classe o tornare a scuola mai più mi ricordo l'odore della stanza delle caldaie, come di polvere umido e gesso, c'era buio e una porta di ferro, con la chiave dentro. Loro fuori che mi chiamavano e io stavo zitta . é bello quando ti chiamano e non rispondi, senti nelle voci l'ansia che sale, i passi che vanno e vengono fitti fitti, senti che si preoccupano e che se stai zitta chissà cosa pensano, pensi che loro pensino che sei morta e sei contenta; Voglio sparire, non essere niente per un po', questo pensavo."

-Questo fatto di Alberta che si fa chiamare Alberto, non è una scemenza, non fa ridere, lei a a tutti quelli che la conoscono si presenta come un maschio.

"Mi ricordo che mi madre mi diceva guarda che è bello anche essere femmina, cosa c'è che non ti piace, spiegami. Ma io non riuscivo. I maschi mi piacevano, mi facevano sentire comoda, le femmine mi facevano paura, con i maschi non si litigava mai sul serio, si giocava e poi passava tutto, con le femmine facevano finta, ma in un altro modo, più complicato che io non capivo.
Avrò avuto quindici sedici anni, e poi è successo che un giorno mi sono guardata allo specchio prima di andare a scuola, ed ho detto ok dai, sei una ragazza, fai la ragazza e poi trovarmi un ragazzo, non dovrà essere così difficile, con i maschi è più facile, cioè devi stare attenta ma in modo diverso, più semplice, con i maschi alla fine è tutto più facile, li conosco meglio, posso capirli meglio, posso farcela.

-Alberta dice che è innamorata, ha un ragazzo e vuole andare in vacanza con lui è un amico di Mattia, ha 20 anni, è carino, mi pare. Va in barca, ma se vuole tornare e non può come fa?
-Quante storie, si prende un aereo e ritorna.

"Al ritorno dalla Grecia, a settembre, ci siamo lasciati. Pensavo allora lo vedi che ho ragione, la vita da ragazza non fa per me. Sono entrata in depressione e non volevo uscire più di casa, Poi ho pensato che mi stessi perdendo troppe cose, ed ho conosciuto Daniele.

"Daniele del maneggio mi ha insegnato ad andare a cavallo e poi siamo diventati amici, più che amici, amici che dormono insieme e nessuno dei due si era innamorato, altrimenti "diventava un rapporto squilibrato e finisce che uno dei due soffre".

Io non ho mai capito in realtà le cose da femmina perché non piango mai, non faccio silenzi lunghi, non inclino la testa da un lato quando parlo e non rido, rovesciandola all'indietro. Parlo a voce alta, dico sempre la mia, faccio un casino.
Ma mi innamoro anche io, il pensiero di quel ragazzo divenne come una carta di parati, anche se non ci volevo pensare stava lì, non ho mai capito se fosse amore, oppure se volessi autoconvincermi che lo fosse.
Quando con Daniele è finita, è stato quando gli ho detto ad alta voce spintonandolo che lo amavo, lui si è allontanato da me e io non ho sofferto, ho soltanto appreso, che forse preferiva le ragazze che facessero le manfrine o che si facessero rincorrere, io invece stavo ferma, al massimo facevo un giro a cavallo ma poi ritornavo lì da dove ero partita.

Adesso con i ragazzi ci gioco come quando ero piccola e non mi prendono sul serio. Do spintoni e dico parolacce, battute, faccio le partite di calcio.
 Non sono l'ideale, non ci provano mai e devo provarci io, ma quelle cose tipo lasciar cadere un oggetto per chinarsi insieme e poi baciarli io non le so fare. Le guardo le mie amiche, quando staccano i telefono e si fanno inseguire e io dico pazzesco: Sono veramente brave ma dove lo hanno imparato?

Poi ho incontrato Samuele, al bar vicino casa mentre c'era la partita Juve Napoli, lui purtroppo tifava Juve. Ma siamo solo amici per lui.

 è proprio unico, mi ha fatto riflettere su certe cose tipo : quando finisce una cena dove siamo in dieci manco ti accorgi che  ti metti a sparecchiare e fare i piatti? Ti rendi conto che in discoteca non ti fanno pagare, vedi che non sono coerenti? Nessuno te lo chiede e tu lo fai spontaneamente. perché accetti di andare in discoteca  se non ti fanno pagare? Non vedi che l'informazione occulta dietro è il fatto che le donne non pagano perché le donne non accettano di pagare, non ti dà fastidio?
Io non glielo dico che sono innamorata di lui, questa volta non ci sto, altrimenti se ne va via.

Mi piace il modo in cui vede il mondo:

-Ma tu lo sai che un giorno potrebbero non esserci più le tigri? Nel senso che si estingueranno in un prossimo futuro.

-Mi dispiacerebbe per i miei figli, ma forse a loro non importerebbe molto. Mi mancheranno le tigri, un casino, io se potessi ci parlerei con le tigri, ci dormirei distesa accanto, per sentire come respirano.

Una giornata perfetta è la domenica con Samuele che comincia quando bussa al citofono e io sono ancora assonnata, mi alzo per aprirgli la porta di casa e mi rifiondo a letto, entra e sa già dove tutto è in cucina, mi porta il caffè, e mi dice che sono bella senza trucco, con la maglia dei cure come pigiama.

 A pranzo lui scrive a computer ed io gli preparo cose buone, così ho imparato a cucinare. Legge il New Yorker e ride alle vignette che nessuno mai capisce, ride tantissimo e a me piace vederlo ridere.

Nel pomeriggio ce ne andiamo sul divano a vedere un film, quindi a dormire, io guardo i respiri ritmici, come farei con le tigri, poi nel resto della giornata, ridiamo, piangiamo, facciamo l'amore.
Possiamo anche dormire con i piedi che si toccano e se sono davvero stanca lui non mi dice niente, mi accarezza sulla testa, mi dà un bacio sulla fronte e torna a casa la sera tardi.

é meraviglioso anche così, un abbraccio, un bacio niente sesso, quando sei molto stanca è perfetto.
Alla fine avevo ragione, con i maschi è più semplice.

Anche l'amore alla fine è semplice, basta non capire ciò che senti, come quando viene Samuele la domenica a casa, capisci che quel sentimento è momentaneo, non sarà sempre così e che passerà, che si estinguerà come le tigri.